MYANMAR, NUOVA ESCALATION CONTRO I ROHINGYA

29 MAGGIO 2020 – Prosegue l’escalation del conflitto tra esercito e ribelli della minoranza etnica musulmana dei Rohingya nello stato costiero di Rakhine, regione del Myanmar al centro di grandi interessi internazionali di sfruttamento petrolifero e attraversata dalla strategica pipeline cinese che dal 2017 consente a Pechino di rifornirsi di petrolio mediorientale senza doverlo traportare attraverso lo stretto di Malacca.

Si moltiplicano le denunce di villaggi Rohingya saccheggiati e dati alle fiamme dai soldati governativi. L’ultimo caso riguarda il villaggio di Let Kar, dove le immagini satellitari mostrano almeno 200 abitazioni distrutte. Episodi solitamente accompagnati da violenze, stupri, torture e arresti di massa.

Da alcune settimane le forze governative hanno anche iniziato a usare i nuovi caccia leggeri Yak-130 di fabbricazione russa per bombardare le postazioni dei ribelli dell’Arakan Army (AA) come testimoniano video diffusi dai guerriglieri. Questo, insieme all’uso indiscriminato dell’artiglieria pesante da parte delle forze governative, sta provocando molte vittime tra la popolazione civile.

Dall’inizio dell’offensiva governativa contro i ribelli dello stato di Rakhine nell’agosto 2017, si registrano 24mila morti tra ribelli e civili e almeno 730mila sfollati che sono fuggiti nel vicino Bangladesh.

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