Afghanistan, talebani avanzano. Italiani in prima linea

 

11 maggio 2018 – I guerriglieri talebani continuano a conquistare terreno in tutto l’Afganistan. Un’avanzata lenta ma inesorabile, ignorata dai media internazionali e ostinatamente negata dalla propaganda militare americana e alleata.

Solo pochi giorni fa, la portavoce del Pentagono, Dana W. White, dichiarava che i talebano sono “disperati perché perdono terreno”. Peccato che la realtà riportata dallo stesso governo USA, per la precisione dall’Ispettorato generale speciale per la ricostruzione dell’Afghanistan (SIGAR), sia be diversa: l’esercito governativo di Kabul, che solo due anni fa controllava ancora il 71% dei distretti afgani, oggi ne controlla solo il 56%. Il resto è in mano o assediato dalla resistenza talebana (si veda immagine in basso).

Questi dati, pubblicati dal SIGAR il 30 aprile, fotografano la situazione di gennaio, ma da allora è ulteriormente citata a vantaggio dei talebani, che a fine aprile hanno lanciato la loro offensiva militare annuale (nome in codice: operazione Al Khandaq) conquistando tre distretti in due settimane: il 28 aprile il distretto di Qala-i-Zal nella provincia di Kunduz, il 3 maggio il distretto di Kohistan nella provincia di Badakhshan e l’8 maggio il distretto di Tala-Wa-Barfak nella provincia di Baghlan.

Formazioni talebane sono all’offensiva anche nella provincia occidentale di Farah (soprattutto nei distretti di Bala-Baluk, Bakwa e Pusht-i-Rod) dove opera il 207° corpo d’armata dell’esercito afgano supportato dai consiglieri militari italiani e statunitensi che periodicamente vengono dispiegati in zona per pianificare e coordinare le operazioni. L’ultimo Expeditionary Advisor Package (EAP) italiano, composto da quasi 400 militari della Brigata Sassari, è rientrato a Herat il 19 aprile, pochi giorni prima dell’inizio dell’offensiva talebana, dopo aver riconquistato la roccaforte talebana di Shewan a Bala-Baluk.

 

PER APPROFONDIRE: il rapporto MIL€X “Afghanistan, sedici anni dopo”

 

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