Siria, guerra Israele-Iran. Dove sono i caschi blu dell’UNDOF?

 

10 maggio 2018 – Dopo un mese di “attacchi preventivi” israeliani contro obiettivi iraniani in Siria (dal bombardamento della base T-4 il 9 aprile, 11 iraniani uccisi, fino al raid contro il deposito missilistico di Al-Kiswah di martedì notte, 8 iraniani uccisi), il premier israeliano Netanyahu ha ottenuto da Putin il via libera a un attacco su vasta scala contro le forze iraniane in Siria. L’attacco israeliano (nome in codice operazione: ‘House of Cards’) è scattato la scorsa notte in seguito a un raid missilistico contro le altre del Golan attribuito alle forze speciali Quds della Guardia Rivoluzionaria iraniana basate nel governatorato di Quneitra, a ridosso del confine.

Da giorni l’esercito israeliano era in allerta generale, aveva ammassato truppe, artiglieria e batterie antimissile sulle alture del Golan e aveva ordinato alla popolazione di preparare i rifugi sotterranei. La scorsa notte, poche ore dopo il ritorno di Netanyahu da Mosca, suonano le sirene di allarme per un attacco missilistico: 20 missili secondo Israele, alcuni intercettati, altri finiti fuori bersaglio. Immediata la reazione israeliana: l’artiglieria martella le postazioni di lancio iraniane a Quneitra oltre a postazioni contraeree siriane. Subito dopo decine di cacciabombardieri F-16 e F-15 in due ondate lanciano 60 missili su 35 obiettivi iraniani fino alle porte di Damasco, alcuni dei quali vengono intercettati dalla contraerea siriana. Fonti locali parlano di almeno 26 morti.

Il semaforo verde di Putin, tradizionale alleato dell’Iran, si spiega con la crescente preoccupazione del Cremlino nei confronti dell’attivismo militare delle Guardie Rivoluzionarie in Siria (sorta di Stato nello Stato iraniano, la fazione più integralista e conservatrice del regime) che rischia di destabilizzare la regione. Il timore di un attacco coordinato contro Israele da parte delle Quds dalla Siria, di Hezbollah dal Libano e di Hamas da Gaza è cresciuto dopo la clamorosa vittoria elettorale dell’altro giorno tenuta da Hezbollah in Libano e dopo la grave decisione di Trump di rompere le trattative nucleari con l’Iran.

E’ interessante sapere che la regione di confine siriana di Quneitra, teatro dei fatti militari della scorsa notte e da tempo base delle forze speciali Quds della Guardia Rivoluzionaria e di distaccamenti di Hezbollah libanesi, dovrebbe essere presidiata da mille caschi blu dell’ONU della missione UNDOF (costo 58 milioni di dollari l’anno) che però sono “rifugiati” in Israele dal 2013 in seguito al temporaneo sequestro di 22 caschi blu filippini da parte di ribelli siriani. Ennesima dimostrazione della concreta utilità delle Nazioni Unite e delle sue missioni di peacekeeping.

Propaganda delle forze armate di Israele (https://twitter.com/IDFSpokesperson/status/994661095242698752)

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