Torna a crescere la spesa militare globale

 

Le spese militari globali tornano ad aumentare dopo quasi un decennio di stasi seguito alla crisi. Lo certificano i nuovi dati pubblicati dall’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (SIPRI) relativi all’anno passato. Gli investimenti in difesa sono cresciuti a livello mondiale di oltre un punto percentuale raggiungendo la cifra di 1.700 miliardi di dollari, 230 dollari per ogni abitante del pianeta.

Oltre la metà di questi soldi vengono spesi da paesi NATO, oltre un terzo dagli Stati Uniti, che nel 2017 non mostrano ancora l’aumento del 18% deciso dal presidente Trump per l’anno fiscale corrente. La crescita più significativa si registra in Arabia Saudita (da anni in guerra in Yemen e principale importatore di armamenti occidentali, italiani compresi) con un aumento annuo del 9 percento, per una spesa che supera il 10 percento del PIL nazionale e posiziona la petromonarchia al terzo posto nella classifica mondiale dopo Usa e Cina, scalzando la Russia. L’aumento delle spese militari riguarda tutto il Medioriente: 22 percento l’Iraq, 15 percento l’Iran, 10 percento la Turchia e 5 percento Israele; mancano i dati siriani.

L’arretramento della Russia, cui si è già già accennato, è certamente il dato più significativo, con un crollo del 20 percento negli investimenti militari che dovrebbe ridimensionare i timori della NATO sulla reale dimensione del riarmo russo. Timori che invece alimentano la corsa agli armamenti dei paesi dell’est e dei paesi baltici, con aumenti annui della spesa militare che vanno dal 50 percento della Romania al 21 percento di Lettonia e Lituania al 12 percento della Bulgaria, con la Polonia che rimane il maggior investitore militare dell’area.

Venendo all’Europa occidentale le spese militari calano leggermente in Francia (-2 percento), sono tendenzialmente stabili in Gran Bretagna, mentre aumentano in Spagna (12 percento), Germania (3,5 percento) e Italia (1 percento), dove raggiungono i 26 mld di euro, ovvero l’1,5 percento del PIL: dato, quest’ultimo, superiore a quello di importanti alleati NATO come Canada (1,3 percento), Germania, Olanda e Spagna (entrambe 1,2 percento), Belgio (0,9 percento). Un aumento, quello relativo all’Italia, che rafforza la tendenza degli ultimi anni (+13 percento dal 2015) e conferma cifre e analisi dell’osservatorio MIL€X, salvo scostamenti dovuti a differenze nel metodo di calcolo. Il nostro paese rimane quindi stabilmente tra i primi 15 paesi al mondo per spesa militare, al 12° posto per la precisione.

Passando agli altri continenti, suona preoccupante per la futura stabilità della regione il dato relativo all’Africa, dove si registrano aumenti annui delle spese militari in Paesi che, tra l’altro, versano in condizioni di povertà come il Gabon (42 percento), il Benin (41 percento), il Sudan (35 percento), il Mali (26 percento) il Burkina Faso (24 percento) il Niger (19 percento) e il Ghana (15 percento).

Per quanto riguarda l’America Latina si registrano spese militari in crescita in Venezuela (20 percento) Argentina e Bolivia (entrambe 15 percento) e Brasile (6 percento). Nel contante asiatico gli aumenti più significativi si hanno in Cambogia (21 percento) e nelle Filippine (20 percento). Discorso a parte per le spese militari delle potenze regionali Cina e India, in costante e parallelo aumento, entrambe del 5,5 percento su base annua. Stabili gli investimenti per la difesa del Giappone.

Pubblicato sul Fatto Quotidiano del 3 maggio 2018

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