Yemen, Italia denunicata per le bombe all’Arabia Saudita

 

Mohammed, Fatima, Sarah e Taqia, quattro bambini, il loro fratellino ancora nella pancia della madre Qaboul, e il loro papà Ahmed. Tutti morti sotto le macerie di un bombardamento. Non siamo in Siria, ma in Yemen. Guerra altrettanto atroce ma ignorata, insieme ai crimini e massacri di civili che proseguono impuniti ormai da tre anni. A bombardare la casa della famiglia Husni nel villaggio di Deir al-Hajari alle tre del mattino dell’8 ottobre 2016 erano gli aerei militari dell’Arabia Saudita, alleata dell’Occidente.

La bomba sganciata era prodotta in Italia, nello stabilimento sardo della  Rwm Italia, venduta all’Arabia Saudita insieme ad altre migliaia su autorizzazione dell’Uama, l’agenzia del Ministero degli Esteri italiano che controlla l’export militare nazionale.

Sulla base di questo singolo episodio, per il quale vi sono riscontri oggettivi sulla provenienza dell’ordigno bellico impiegato e che si configura come un attacco arbitrio contro un obiettivo civile, si ipotizza la complicità italiana in un crimine di guerra. Questa è l’ipotesi avanzata nella denuncia penale, annunciata ieri, che tre associazioni, Rete italiana per il Disarmo, il berlinese Centro europeo per i diritti umani e costituzionali (Ecchr) e l’associazione yemenita per i diritti umani Mwatana, hanno presentato alla Procura di Roma contro i dirigenti dell’Unità per le autorizzazioni dei materiali d’armamento (Uama) della Farnesina e dell’azienda Rwm Italia, controllata dal gruppo tedesco Rheinmetall AG.

Per i dirigenti dell’agenzia governativa si ipotizza anche il reato di abuso d’ufficio, poiché non avrebbero rispettato la legge italiana che vieta forniture belliche a paesi in guerra. “Queste forniture sono autorizzate in contrasto con la legge 185 del 1990 – spiega Francesco Vignarca di Rete Disarmo – oltre ad essere in contrasto con due risoluzioni del Parlamento europeo e con il Trattato internazionale sul commercio delle armi”. Contrasti ripetutamente negati dal governo uscente.

Radhya Al-Mutawakel, direttrice di Mwatana, ha ricordato come “la coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha ucciso e ferito migliaia di civili dal 2015, bombardando in Yemen anche scuole, ospedali, case, ponti, fabbriche. È molto triste che l’Italia stia alimentando insieme ad altri Stati questa guerra vendendo armi alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita”.

Le tre associazioni hanno fatto sapere che sono pronti a portare la loro denuncia contro l’Italia anche in altre sedi, fino alla Corte penale internazionale.

Pubblicato sul Fatto Quotidiano del 19 aprile 2018

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