Siria, l’altra verità sulla strage di Khan Shaikhun

 

L’aviazione di Assad non ha bombardato Khan Sheikhoun con armi chimiche: ha colpito un deposito di armi dei ribelli che conteneva agenti chimici. Se a dirlo sono i russi si può anche dubitare, ma le cose cambiano se a dare a Trump del bugiardo sono l’ex capo degli ispettori ONU sulle armi di distruzioni di massa, Scott Ritter, l’ex capo di gabinetto del segretario di stato Colin Powell, Lawrence Wilkerson, decine di ex agenti della CIA, della NSA e dell’intelligente militare e perfino l’ex ambasciatore britannico in Siria, Peter Ford.

L’ex capo degli ispettori dell’ONU sull’Huffington Post sostiene la versione della dispersione di gas da un deposito di Al Nusra, accusando Trump, i suoi consiglieri e i media americani di aver “sposato la versione fornita dagli affiliati siriani di Al Qaeda, la cui esperienza nell’uso di armi chimiche in Siria è ben documentata, così come quella di distorcere ‘prove’ per promuovere le politiche anti-Assad dell’Occidente”.

Le fonti di Ritter sono probabilmente le stesse dell’ex braccio destro di Colin Powell, che a Real News dichiara: “Le mie fonti, che lavorano nel monitoraggio delle armi chimiche in Siria e nell’intelligence USA, mi riferiscono che l’aviazione siriana ha colpito un deposito dei ribelli dopo che l’azione era stata comunicata dai russi anche ai comandi americani”.

L’ex ufficiale militare e analista della CIA, Philip Giraldi, dice in un’intervista radio: “Personale militare e dell’intelligence di mia conoscenza, operante nell’area e molto addentro ai fatti, hanno la certezza che l’aviazione siriana ha colpito un magazzino dei ribelli dov’erano nascosti agenti chimici”.

Altrettanto sostiene il colonnello Patrick Lang, ex Berretto Verde ed ufficiale dell’intelligence militare dell’Esercito americano, aggiungendo che gli agenti chimici immagazzinati nel deposito dei ribelli erano “fosfati organici e cloro”.

Molti altri ex agenti dei servizi segreti civili e militari americani, riuniti nell’associazione Veteran Intelligence Professionals for Sanity, in un appello al presidente Trump scrivono: “Nostri contatti dell’Esercito americano nell’area riferiscono che non c’è stato nessun attacco chimico dell’aviazione siriana, bensì il bombardamento di un arsenale da cui si è levata una nube tossica che ha investito la zona”.

Anche Peter Ford, ambasciatore britannico a Damasco fino al 2006, contesta la versione ufficiale ai microfoni di BBC Radio: “Non c’è alcuna prova che sia stato un attacco chimico governativo e Assad non è così pazzo da compiere un azione così autolesionista”.

Come non lo era nel 2013, quando gli venne attribuita la responsabilità per la strage chimica di Ghuta, poi risultata opera dei ribelli di Al Nusra. Allora i dubbi emersi fin da subito sulle responsabilità del regime indussero Obama a fermare i piani di attacco. Stavolta le cose sono andate diversamente.

Pubblicato sul Fatto Quotidiano il 14 aprile 2017

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