Iraq, Mosul: 240 civili uccisi in bombardamento USA

 

Mosul come Aleppo. L’offensiva della Coalizione a guida americana per strappare all’Isis la seconda città irachena si sta trasformando in una carneficina per i seicentomila civili rimasti intrappolati nel centro abitato. L’ultimo macello è di una settimana fa, quando un raid aereo sul quartiere occidentale di Al Jadida ha provocato la morte di 240 residenti, tra cui moltissimi di bambini. Dopo una prima smentita, sabato è arrivata l’ammissione del Comando centrale americano. La coordinatrice umanitaria dell’Onu per l’Iraq, Lise Grande, sì è detta “scioccata da questa spaventosa perdita di vite”, ricordando che “nulla è più importante della protezione dei civili”. Il ministro della Difesa iracheno, Irfan Al Hayali, ha chiesto di sospendere le operazioni militari e rivedere piani e tattiche dell’offensiva.

Offensiva alla quale l’Italia partecipa con i caccia Amx e i droni Predator dell’Aeronautica Militare che dal Kuwait conducono missioni di ricognizione e designazione obiettivi, ma anche con soldati delle forze speciali (9° Reggimento d’assalto paracadutisti Col Moschin, incursori del Comsubin della Marina e commando del 17° Stormo dell’Aeronautica) schierati a pochi chilometri dalla prima linea. L’operazione ‘Centuria’ della Task Force 44, iniziata nel 2015 sui fronti di Ramadi e Falluja, prosegue infatti su quello di Mosul, presso il comando avanzato delle forze d’élite irachene della Rapid Response Division, alla periferia sud della città, in particolare a supporto del 3° Battaglione Scorpions della Divisione irachena.

Nell’ultimo mese, da quando è iniziata l’offensiva per riconquistare la parte di Mosul a ovest del fiume Tigri, secondo i dati raccolti dall’Osservatorio iracheno per i diritti umani almeno settecento civili sono rimasti uccisi nelle operazioni alleate e governative. Da settimane fonti ospedalieri locali e rappresentanti politici iracheni denunciano un drammatico aumento del numero di vittime civili causate dall’intensificarsi dei bombardamenti della Coalizione, molto più massicci di quelli avvenuti sui quartieri orientali della città. Un’escalation confermata dal generale americano Joseph Martin, comandante delle truppe di terra della Coalizione in Iraq, e resa possibile dalle nuove regole d’ingaggio adottate un mese fa dal comando dell’operazione ‘Inherent Resolve’.

Come ha spiegato il colonnello John Dorrian dell’US Air Force, se a Mosul est il supporto aereo o d’artiglieria richiesto dalle truppe locali a terra doveva essere autorizzato dalla ’Strike Cell’ del comando centrale di Baghdad, a Mosul ovest i consiglieri americani ed europei (non gli italiani, ufficialmente) sono stati mandati in prima linea con l’autorità di chiedere direttamente copertura aerea o fuoco d’artiglieria pesante — gli americani martellano Mosul con i bombardieri B-52 ma anche con i cannoni semoventi M109 Paladin e le batterie lanciamissili HIMRAS schierate a sud della città.

Le stragi di civili causate dall’offensiva russo-siriana ad Aleppo hanno giustamente suscitato lo sdegno internazionale. Purtroppo non si sbagliava chi prevedeva che l’offensiva alleata a Mosul avrebbe avuto le stesse inaccettabili conseguenze umanitarie. Conseguenze inizialmente sottaciute dai media occidentali (contrariamente a quanto avvenuto per le stragi di Aleppo), ma che ora non possono più essere ignorate. Non è così che la popolazione di Mosul si aspettava di essere liberata dalla sanguinaria tirannia del Califfato. Il blogger iracheno ‘Mosul Eye’, che racconta al mondo la battaglia dall’interno della città, ha commentato: “Non sappiamo più da chi dobbiamo difenderci”.

Pubblicato sul Fatto Quotidiano del 27 marzo 2017

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